San Michele Salentino

Abitato di origini recenti, San Michele Salentino si sviluppò a partire dai primi del XIX secolo dagli insediamenti circondanti masseria SAN MICHELE, costruita alla fine del Settecento dal feudatario locale, il principe Gerardo Dentice di Frasso, e masseria AJENI, attuale borgo antico a un chilometro dal centro urbano. L’iniziativa vera e propria che portò alla fondazione dell’originario nucleo abitativo come frazione di San Vito dei Normanni si deve al principe di S. Giacomo Francesco Dentice, figlio di Gerardo, il quale concesse i suoi terreni in enfiteusi a contadini provenienti dai vicini paesi Ceglie Messapica, Ostuni e, in misura minore, Carovigno. Ai contadini furono assegnati terreni, abitazioni ed edifici rustici, concessi tramite atto notarile in data 4 e 15 agosto 1839: questi documenti, rogati nella masseria, possono essere considerati quasi degli atti costitutivi del paese stesso. Il villaggio, dopo poco più di trent’anni, si vide riconosciuto dalla Amministrazione di San Vito il diritto ad avere un proprio cimitero ed una chiesa autonoma, costruita grazie alle donazioni del nipote di Franceso Dentice ed al contributo degli abitanti ed inaugurata nel 1882 con grandi festeggiamenti. Ottenuta l’autonomia parrocchiale nel 1901, la località che continuava a crescere notevolemente nel numero di abitanti, pretese a più riprese anche condizioni di vita migliori, tanto che nel 1912 gli ormai numerosi abitanti, nel desiderio di slegarsi dal centro amministrativo di San Vito, cominciarono delle pubbliche dimostrazioni presto degenerate in tumulto. Le ragioni di San Michele vennero parzialmente prese in considerazione e l’anno successivo il Consiglio Comunale di San Vito, debitamente aumentato di numero, delegò una parte dei suoi componenti ad occuparsi delle necessità degli abitanti della ‘Masseria Nova’. Questo stato di cose durò poco meno di quindici anni, fino all’elevazione a comune di San Michele Salentino, stabilita con Regio Decreto emesso il 2 ottobre del 1928 da Vittorio Emanuele III.

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